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Posted 18 Settembre 2016 by redazione in Catania Politica
 
 

Bianco rassicura:”Con piano di riequilibrio niente aumento tasse e tariffe”.



L’Amministrazione ribadisce in una nota che non è previsto alcun taglio dei contratti con le Partecipate e sottolinea che il dissesto, quello sì, provocherebbe la svendita del patrimonio pubblico e l’azzeramento dei servizi.

Alcune appassionate ma piuttosto approssimative interpretazioni sugli effetti del nuovo Piano di riequilibrio finanziario potrebbero indurre nei cittadini ingiustificati dubbi, per cui l’Amministrazione ha il dovere di precisare alcuni punti.
Innanzitutto il documento non prevede alcun aumento di tariffe o tasse locali.
Anche la parte locale dell’Imu non è stata e non verrà incrementata dal Comune di Catania.
Non è previsto inoltre alcun taglio nei contratti di servizio con le Partecipate.
Il minor impegno di spesa con la Multiservizi deriva dal fatto che i servizi prestati dall’azienda per l’edilizia giudiziaria saranno adesso pagati direttamente dal Ministero della Giustizia e non anticipati dal Comune e poi rimborsati dallo Stato.
Per quanto riguarda poi la presunta “svendita” dei beni immobili comunali e l’invocato ricorso al dissesto finanziario, si ricorda che, proprio in caso di dissesto tutte le proprietà municipali sarebbero svendute. Il dissesto porterebbe inoltre all’azzeramento dei contratti di servizio con le partecipate e all’impoverimento complessivo della città e dei cittadini.
Quanto al tipo di immobile da mettere in vendita, nel Piano di rientro è stato inserito, correttamente, un elenco con sostanzialmente tutti i beni comunali, compresi quelli inalienabili che, ovviamente, non possono essere venduti e che invece qualcuno si è divertito a indicare come pronti a essere messi sul mercato.
Nel Piano si specifica con assoluta trasparenza che il valore complessivo di tutti gli immobili è di 60 milioni di euro mentre per il riequilibrio finanziario ne occorrono 45.
Ciò consentirà al Consiglio comunale, di scegliere, tra gli immobili vendibili, quali conservare al pubblico patrimonio e quali mettere in vendita.
E’ chiarissimo a chiunque sia in buona fede, insomma, che i beni inalienabili non sono vendibili.


redazione