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Posted 23 Settembre 2016 by redazione in Catania Politica
 
 

Nomine vertici partecipate,continuano le polemiche.La reazione di Fratelli d’Italia


“La girandola di nomine nelle società partecipate dal Comune di Catania certifica l’agonia dell’amministrazione comunale. Il sindaco Bianco pur di mantenere in vita la sua traballante maggioranza si consegna ad Articolo 4 di  Sammartino-Sudano che, oltre ad avere poco a che fare con il Pd e più in generale con il centrosinistra, si conferma sempre più come contenitore dei trasformisti della politica locale”. Lo affermano in una nota Sandro Pappalardo e Luciano Zuccarello, rispettivamente coordinatore regionale e dirigente regionale di Fratelli d’Italia.
“Quanto successo – aggiungono – conferma un ritorno in grande stile del trasformismo, con personaggi che hanno come unico obiettivo la propria carriera in una visione della politica del tutto personalistica. E poi, dopo ogni elezione tutti a chiedersi come mai l’astensione è così alta. La pratica delle giravolte ha un effetto dirompente, perché alimenta quell’antipolitica silenziosa e carica di rancore e rabbia. Altro che Razzi e Scilipoti, la cui azione – alla luce dei continui e disinvolti cambi di casacca effettuati negli ultimi anni da alcuni dei nominati – appare timida e assai meno professionale”.
Mentre Manlio Messina solleva dubbi sulla compatibilità di Puccio La Rosa alla guida della Amt:«Il sindaco di Catania arriva anche a forzare lo statuto dell’Amt per imporre la sue scelte utili a mantenerlo seduto sullo scranno.» Per il consigliere comunale di Fratelli d’Italia-Gruppo Misto siamo davanti ad una  possibile incompatibilità del neo presidente Puccio La Rosa.

La note prosegue:”L’articolo 22 dello statuto dell’azienda municipale trasporti parla chiaro: il presidente è scelto tra persone aventi un titolo di studio adeguato all’attività dell’organismo, competenze tecniche e gestionali nei settori di attività della Società e una comprovata esperienza di tipo professionale o dirigenziale o di presidente o di amministratore delegato maturata in aziende pubbliche o private di dimensione economica e strutturale assimilabile a quella dell’ente.”

La Rosa non avrebbe tali requisiti. «La laurea in giurisprudenza e l’abilitazione alla professione d’avvocato nulla hanno a che vedere con il titolo di studio adeguato all’attività dell’organismo – conclude Messina – né le esperienze pregresse possono giustificare la sua nomina. Non ci sembra quindi che La Rosa possieda il profilo richiesto per guidare la municipalizzata».

 


redazione